Era sufficiente che pronunziassi la parola elfica che significa amici, perché le porte si aprissero. Estremamente semplice. Troppo semplice per un esperto maestro delle tradizioni in giorni di diffidenza come questi. Allora i tempi erano più felici. (John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, Bompiani, 2003, p.399)
L'opera più grande di Tolkien e Lewis, insieme ai loro capolavori letterari, sono gli Inklings, questo bizzarro cenacolo di docenti universitari, con una predilezione per la letteratura (e la declamazione ad alta voce). Senza l'amicizia fra loro, innanzitutto, poi quella fra tutti gli Inklings, non si riesce a penetrare il segreto delle loro vite e quindi dei loro scritti ma anche di tante delle altre opere e personalità che da quel legame hanno preso forza. Si trovavano tutti insieme un paio di volte alla settimana, il martedì sera nello studio di C.S.Lewis e il giovedì all'Eagle and Child, uno dei pub di Oxford. Me li immagino, nella loro eterogeneità di stili e temperamenti, discutere, anche animatamente, di ogni cosa li interessasse, li riguardasse, di vita familiare o lavorativa, ma soprattutto di attualità e dei libri che stavano scrivendo, o magari studiando. In uno dei suoi racconti, inedito in Italia, Tolkien ritrae addirittura come protagonisti proprio un gruppo di letterati, impegnati nell'analisi di un sogno di uno dei personaggi del gruppo, chiaro riferimento agli Inklings.
Ripenso poi alla prossima uscita del film su Lo Hobbit (qui trovate tutti gli aggiornamenti del caso). L'opera prima tolkieniana mi è sempre più cara: oltre ad una recente rilettura, la sua scoperta è legata ad uno dei momenti più belli della mia vita, legati proprio alla nascita di un amicizia. Chi non si è mai sentito consigliare un libro? Fa parte dell'esperienza di tutti, ma in quel caso era più di un consiglio, era una chiamata alla condivisione e niente di più appropriato di questo libro per scoprire la lettura come un incontro, un dialogo, un introdursi in un mondo altro da sé, come ogni vera lettura e amicizia dovrebbe fare. I passi di questo inoltrarsi nell'opera tolkieniana erano simili a quelli che facevo nei confronti dell'amico e di tutto il mondo al lato del libro, che sono stati i convegni, le presentazioni, a cui ho partecipato a vario titolo, il fandom, online, ma anche, specie nei primi tempi, faccia a faccia: una rete di relazioni segnate da un urgenza di vita spesa per qualcosa di veramente grande.
Anche per questo sono contento di essere stato in cammino con Bilbo. Salta subito agli occhi che ne scorrono le pagine la differenza di spessore con Il Signore degli Anelli, ma resta uno dei libri più belli che abbia letto. Tutta la forza sta nel suo protagonista, lo hobbit, sicuramente l'invenzione più originale del suo autore, il contributo più personale al mondo da lui creato; è un romanzo di formazione ma non ricalca semplicemente gli schemi cari a questo genere o alla fiaba di cui mantiene il tono, peraltro solo all'inizio. E' il viaggio di andata e ritorno nel mondo, con la ricchezza di personaggi e situazioni che nel bene e nel male arricchiscono la persona, il merito e la bravura di Tolkien sta tutta nel farti desiderare essere lì con loro a conoscere Beorn e Bard, a lottare coi ragni e gli orchi. Vale la pena solo per le scene col drago, in primis la conversazione fra Smaug e Bilbo che assomiglia molto ad uno spettacolo pirotecnico degno di Gandalf. Se non fosse per il successo ottenuto dal libro e dal personaggio, per cui molti dei lettori chiesero a JRRT e alla sua casa editrice altre storie di hobbit, non avremmo quel capolavoro che è Il Signore degli Anelli in cui ribadisce la sua preferenza per queste intrepide creature.
L'opera più grande di Tolkien e Lewis, insieme ai loro capolavori letterari, sono gli Inklings, questo bizzarro cenacolo di docenti universitari, con una predilezione per la letteratura (e la declamazione ad alta voce). Senza l'amicizia fra loro, innanzitutto, poi quella fra tutti gli Inklings, non si riesce a penetrare il segreto delle loro vite e quindi dei loro scritti ma anche di tante delle altre opere e personalità che da quel legame hanno preso forza. Si trovavano tutti insieme un paio di volte alla settimana, il martedì sera nello studio di C.S.Lewis e il giovedì all'Eagle and Child, uno dei pub di Oxford. Me li immagino, nella loro eterogeneità di stili e temperamenti, discutere, anche animatamente, di ogni cosa li interessasse, li riguardasse, di vita familiare o lavorativa, ma soprattutto di attualità e dei libri che stavano scrivendo, o magari studiando. In uno dei suoi racconti, inedito in Italia, Tolkien ritrae addirittura come protagonisti proprio un gruppo di letterati, impegnati nell'analisi di un sogno di uno dei personaggi del gruppo, chiaro riferimento agli Inklings.
Ripenso poi alla prossima uscita del film su Lo Hobbit (qui trovate tutti gli aggiornamenti del caso). L'opera prima tolkieniana mi è sempre più cara: oltre ad una recente rilettura, la sua scoperta è legata ad uno dei momenti più belli della mia vita, legati proprio alla nascita di un amicizia. Chi non si è mai sentito consigliare un libro? Fa parte dell'esperienza di tutti, ma in quel caso era più di un consiglio, era una chiamata alla condivisione e niente di più appropriato di questo libro per scoprire la lettura come un incontro, un dialogo, un introdursi in un mondo altro da sé, come ogni vera lettura e amicizia dovrebbe fare. I passi di questo inoltrarsi nell'opera tolkieniana erano simili a quelli che facevo nei confronti dell'amico e di tutto il mondo al lato del libro, che sono stati i convegni, le presentazioni, a cui ho partecipato a vario titolo, il fandom, online, ma anche, specie nei primi tempi, faccia a faccia: una rete di relazioni segnate da un urgenza di vita spesa per qualcosa di veramente grande.
Anche per questo sono contento di essere stato in cammino con Bilbo. Salta subito agli occhi che ne scorrono le pagine la differenza di spessore con Il Signore degli Anelli, ma resta uno dei libri più belli che abbia letto. Tutta la forza sta nel suo protagonista, lo hobbit, sicuramente l'invenzione più originale del suo autore, il contributo più personale al mondo da lui creato; è un romanzo di formazione ma non ricalca semplicemente gli schemi cari a questo genere o alla fiaba di cui mantiene il tono, peraltro solo all'inizio. E' il viaggio di andata e ritorno nel mondo, con la ricchezza di personaggi e situazioni che nel bene e nel male arricchiscono la persona, il merito e la bravura di Tolkien sta tutta nel farti desiderare essere lì con loro a conoscere Beorn e Bard, a lottare coi ragni e gli orchi. Vale la pena solo per le scene col drago, in primis la conversazione fra Smaug e Bilbo che assomiglia molto ad uno spettacolo pirotecnico degno di Gandalf. Se non fosse per il successo ottenuto dal libro e dal personaggio, per cui molti dei lettori chiesero a JRRT e alla sua casa editrice altre storie di hobbit, non avremmo quel capolavoro che è Il Signore degli Anelli in cui ribadisce la sua preferenza per queste intrepide creature.
